Il pittore provinciale Giuseppe Tomasi (Joseph Thomasius), vissuto nel XVII secolo, sin da giovane sviluppò la sua attività pittorica nell’allora famosa città di Tortorici, ove con molta probabilità egli nacque (1610?). La presenza dell’artista è documentata dalle sue opere che ne segnalano l’operosità dal 1631, data della sua prima opera autografa l’ “Immacolata con S.S. Chiara e Rosalia” (della chiesa di S. Vincenzo di Alcara Li Fusi), fino al 1672, data della sua ultima opera “L’Immacolata” (della chiesa Madre di Militello Rosmarino). Un lungo arco di tempo in cui il pittore, titolare di una fiorente bottega (tra i discepoli Francesco Napoli e Sebastiano Calà), conosciuto da un’importante committenza di nobili e prelati, ha lavorato per arredare numerose chiese situate nei piccoli centri dell’area nebroidea (Alcara Li Fusi, Frazzanò, Militello Rosmarino, Mirto, Naso, San Marco D’Alunzio, Tortorici), e più limitatamente in altre di alcuni paesi alle falde dell’Etna (Adrano, Bronte e Randazzo). Ma il pennello del Tomasi si è spinto oltre, giungendo persino nell’entroterra palermitano, infatti recentemente, nella piccola chiesa di S. Giacomo di Geraci Siculo (contea dei Marchesi di Ventimiglia), è stato ritrovato un suo dipinto inedito, la “Incoronazione della Vergine e Santi” (firmato e datato: “Joseph Thomasius s. m. / habitator civitatis Tortoreti / pingebat 1657”). Le numerose tele (ben 39 firmate e datate, altre 68 attribuite) disegnano il volto dell’artista Tomasi: un pittore d’arte sacra che risente dell’influenza caravaggesca non in maniera diretta ma attraverso la mediazione del pittore Pietro D’Asaro, presso cui la critica odierna ha ipotizzato un probabile apprendistato, oppure in altra scuola, quella di Giuseppe Salerno, ovvero il famoso Zoppo di Gangi. Le giovanili esperienze segnano una prima fase artistica manieristico-controriformista attardata, basata su una ripresa di modelli celebri, in cui si evidenziano formule della maniera toscana. Segue poi una seconda fase più articolata proveniente da pittori messinesi del primo Seicento, quali Alfonzo Rodriquez ed altri caravaggeschi fiamminghi. La personalità che ne viene fuori, seppur caratterizzata da una produzione ripetitiva (quasi sempre stessi soggetti e stessa struttura), è vivacissima per uno spiccato gusto del pittore per la descrizione dei particolari, che si esplica in acute rappresentazioni realistiche di costumi, stoffe e gioielli dell’epoca. Possiamo legittimamente concludere che il Tomasi appare un artista provinciale aperto ai grandi venti regionali, poiché è riuscito, a suo modo, a fondere insieme le due maggiori correnti pittoriche del Seicento siciliano, quella palermitana e quella messinese, dimostrando anche oggi a noi moderni l’importanza dello scambio culturale. Tra i numerosi dipinti vale la pena soffermarci sulle maestose tele che arredano le note chiese tortoretane, ove, oltre il rimbombo delle famose campane di bronzo, riecheggia la voce fatta di luce e colore di un celebre antenato. Nella chiesa di S. Nicolò possiamo ammirare, nella parete destra, il suggestivo quadro delle “Anime del Purgatorio”(1654 c.), molto simile ai due omonimi custoditi rispettivamente nella chiesa Madre di Mistretta e nella chiesa Madre di Mirto; sulla parete sinistra la “Vergine dolente”(1662 c.) (1). Più numerose sono le tele conservate nella chiesa del S.S. Salvatore: “Gesù davanti a Pilato “(1634-36 c.); “Spasimo di Sicilia” ( copia 1643-44 c.), opera desunta dall’omonimo dipinto di Raffaello; “Vergine con Santi” (1658 c), il S. Antonio di Padova ricorda quello della tela di S. Marco D’Alunzio ; “Sacra famiglia e S. Giovannino” (1660 c.), notevoli le somiglianze con il “Riposo durante la fuga in Egitto ” della chiesa Madre di Mirto; “Gesù e Maria” (1667-68 c.) (2), stessi elementi stilistico-strutturali degli omonimi dipinti di Bronte e di Mirto; “Trasfigurazione” (1668) (3), che traduce la drammaticità del Vangelo nell’intensità espressiva e nel gioco cromatico. Anche nella chiesa di Santa Maria Assunta ritroviamo quadri del Tomasi che, insieme alla “S. Caterina d’Alessandria” situata nella Sala Consiliare del Municipio (opera firmata e datata 1656?), completano un patrimonio artistico di alto valore: l’ “Assunzione di Maria”(1652-53 c.), peculiare la differenza tonale tra la parte superiore e quella inferiore (la luce del giubilo contro le tenebre dello smarrimento); l’ “Immacolata fiancheggiata da simboli”(1636 c.), straordinaria la distribuzione simmetrica e l’ondulazione tizianesca dei capelli della Vergine; la “Madonna delle Grazie e Santi”(1638 c.), particolare lo scorcio panoramico; la “Pietà con Gesuiti”(1662 c.) (4), che ricorda l’ “Agonizzante” della chiesa Madre di Naso; infine il “S. Alberto Carmelitano”(?).