Tela già allentata ed annerita; accorciata e con rabberciature in basso, con scrostature e ritocchi. Restaurata nel 1980
Chiuso in modesta cornice lignea, il dipinto raffigura in alto, tra nuvole con putti e cherubini, la Trinità, press’a poco secondo l’impianto della Trinità di Randazzo, e, al centro, sopra una nuvola con quattro cherubini, in veste rossa e lungo manto verde-blu raccolto da angioletti, la Vergine tra due cori di angeli musici e cantori.
In primo piano, intorno al sepolcro scoperchiato di Maria, traboccante di fiori, sono gli Apostoli. A sinistra, entro un breve scorcio panoramico, la figura di un angelo tende a Giacomo il cingolo della Vergine.
La soscrizione, stando all’annotazione redatta in un registro della Chiesa durante l’esercizio 1746-47, è stata coperta dall’informe ridipintura allora eseguita sulla fascia inferiore, alla quale, evidentemente macerata da scrostature e squarci, si applicò un rinforzo. È indubbia, tuttavia, la sua presenza, nella forma THOMASIUS, che il tesoriere dell’anno credette di tradurre in Tomaselli e, opportunamente, annotò sul registro.
Del resto, un giudizio di assegnazione al Tomasi, a parte la concorde tradizione che a lui l’attribuisce, trova piena legittimazione negli esiti dell’esame tecnico-stilistico e nei confronti con opere che vanno dal 1646 al 1654, che evidenziano, fra l’altro, l’inconfondibile identità di figure gemelle e rimandano ad una datazione tra il 1652 e 1653, intermedia tra l’esecuzione della Trinità e della prima tela con le Anime del Purgatorio (1651) e l’esecuzione dell’Ultima Cena e delle due altre tele con le Anime del Purgatorio (1654).
Nel dipinto, con la strutturazione a due piani, forse si è voluto porre in rilievo la non puntuale contemporaneità di due episodi: l’assunzione di Maria al cielo, dove è attesa dalla Trinità e dai cori angelici, e l’invenzione del sepolcro vuoto da parte degli apostoli: intorno a Pietro e Giovanni sono Giacomo il Maggiore, Tommaso e l’altro Giacomo e, a destra, Andrea, Simone e Taddeo.
Nonostante i guasti subiti dalla tela nell’alluvione del 1682 e nello spazio di tre secoli, la sua validità si rivela nella differenza tonale tra le parti superiore ed inferiore, nelle quali i toni, rispettivamente più o meno caldi, convenientemente esprimono l’atmosfera di giubilo e l’atmosfera di smarrimento, nell’equilibrata distribuzione delle figure nella parte medio-superiore e nella definizione di esse nei diversi atteggiamenti, cosa che si evidenzierà meglio nel confronto con la sua replica, l’Immacolata di Militello (1672).