Tortorici mantiene la tipica struttura urbanistica medievale assunta nel periodo feudale: strette strade acciottolate, archi, antichissimi sottopassaggi, cortili e scalette hanno un fascino particolare.

L’itinerario turistico è facilmente individuabile all’interno del paese iniziando dalla P.zza Principe di Napoli per imboccare la scalinata che immette in via Lo Giudice nella quale, percorsi pochi metri, si svolta a destra per immettersi nella via Morabito dove si notano parecchie chiavi di volta finemente lavorate da maestri muratori locali. Alla fine della strada ci si trova davanti alla Chiesa della Annunciazione o Batìa, così chiamata perché vi era annessa l’abbazia delle Clarisse.

Dando le spalle alla Batìa si imbocca la via Mancari nella quale, quasi all’inizio, si può notare un superbo arco in bugnato rustico e nella casa adiacente (residenza una volta della famiglia Ioppolo Ventimiglia barone di S. Andrea) un balcone con ringhiera in ferro battuto di forgia settecentesca, sostenuto da mensole (gattuna) in pietra istoriata. Ci si immette poi in un antichissimo sottopassaggio il cui soffitto, in tavole di legno e travi, risale a circa quattro secoli fa. Siamo così sbucati nella via Lo Giudice. Sulla destra si può vedere l’ormai degradato palazzo vescovile di Gaetano Galbato (le iniziali sono impresse sulla chiave in pietra del portone). Le grate poste alle finestre del piano terra indicano che lo stesso venne usato come prigione.

Proseguendo per la via Lo Giudice si nota un elegante portale in bugnato rustico appartenente alla nobile famiglia Ventimiglia e proseguendo nel vicolo a destra (via Brogiotta) si può notare il sottopassaggio, il balcone, la finestra e le inferriate di una imponente casa. Continuando si passa accanto alle mura di un giardino, all’interno del quale, fino al 1850, vi era la chiesa della Madonna del Soccorso.

Alla fine della via Lo Giudice si giunge in P.zza Duomo. Di fronte si può ammirare un maestoso monumento nazionale: la Chiesa di San Francesco o del Convento; mentre proprio sulla piazza sorge la settecentesca Chiesa di S. Maria Assunta con annesso il campanile nelle cui vicinanze vi è la Chiesa di S. Biagio nella quale si può ammirare un artistico arco normanno realizzato nel 1270.

Ritornando verso il centro, attraverso la via Roma, si può notare il muro della curva di Santa Miritana (Emerenziana) realizzato nel 1927 durante il fascismo e sul quale era attaccato lo stemma. Deviando sulla destra si osserva la suggestiva facciata della Chiesa di S. Emerenziana già esistente nel 1607, storicamente importante perché la chiesa sorge su uno spuntone di roccia e non è stata travolta dalla tragica alluvione del 1682.

Sul Ponte di Romanò si farà notare la facciata della Chiesa della Misericordia e principalmente la porta in legno realizzata da maestranze locali. All’interno si trova un dipinto raffigurante Santa Maria della Misericordia realizzato dal pittore palermitano Salvatore Ribela nel 1782. Percorsi pochi metri sulla via Vittorio Emanuele si arriva alla Chiesa di San Nicolò e proseguendo si raggiunge la Chiesa del SS. Salvatore .

A poca distanza si trova il Palazzo Comunale nel cui atrio si trova la Pinacoteca Comunale depositaria di vari dipinti di artisti oricensi e del quadro di S. Caterina d’Alessandria di Giuseppe Tomasi; si possono anche osservare le due mazze d’argento dorate che vengono portate da due giovani in costume seicentesco quando il corteo guidato dal Sindaco e dalla Giunta consegna simbolicamente le chiavi della città a S. Sebastiano, in occasione della festa patronale. Al terzo piano del palazzo Municipale è stato inaugurato il 5 giugno 2004 il “Museo Etnofotografico, Mons. Calogero Franchina- Marietta Letizia”.

Attraversando per pochi metri P.zza Faranda troviamo “la Pietra della Pittima”, posta proprio difronte al Museo Etno-antropologico “S.Franchina”, inaugurato nell’agosto 1998. Prima di concludere l’itinerario si deve visitare la Fonderia “Trusso”